IL PRIMO PIANOFORTE



Fra le mille storie che il Palazzo del Governo di Siena potrebbe raccontare, una è legata ad uno strumento musicale universalmente conosciuto ed amato, il Pianoforte.

Nell’accingerci ad ascoltare, come tante altre volte, il suono familiare di un pianoforte, vorremmo brevemente raccontare questa storia, una storia tutta italiana, che come molte storie italiane parla di grandi dimenticati e di emigranti (cervelli in fuga se preferite) una storia che ad un certo punto attraversa, come dicevamo, le sale di questo palazzo, una storia che vede protagonista uno strumento che, come gli Italiani appunto, ha invaso il mondo con la presenza della sua voce cantante, delicata ed espressiva.

Come tutte le storie che si rispettano anche questa comincia con “C’era una volta un Re…” anzi un Principe.

Il gran Principe di Toscana Ferdinando de’ Medici era un grande libertino e durante un viaggio a Venezia nel 1696 pagò a duro prezzo questo aspetto della sua indole riportando a casa una grave malattia che lo condusse alla follia ed alla morte prematuramente. Ma da un precedente viaggio a Venezia nel 1688 aveva riportato a Firenze qualcosa o meglio qualcuno che gli avrebbe dato al contrario fama eterna. Il Principe infatti non era soltanto un libertino, era anche un grande amante delle arti e della musica in particolare. Una memoria di quel fatidico viaggio a Venezia racconta in proposito un aneddoto illuminante:

“Gli piacquero l’Opere in musica ma serie e malinconiche più dell’altre. Suonava vari strumenti a perfezione, ma il cimbalo da gran professore … in guisa che, essendoli in Venezia posta avanti una difficilissima Suonata di Cimbalo, elli non solo all’improvviso francamente la suonò, ma di poi, senza riguardarla, con stupore di tutti quei Nobili, la replicò a mente”.

Ottimo clavicembalista, dunque, ma sensibile all’aspetto melanconico della musica, aveva un pallino fisso: come dare espressione al clavicembalo che per sua natura non aveva la possibilità di variazioni dinamiche, in altre parole non poteva passare da un piano ad un forte e viceversa. Fu probabilmente per questo suo pallino che tornando da Venezia e passando da Padova convinse a venire a Firenze al suo servizio un rinomato abilissimo artigiano locale, tal Bartolomeo Cristofori.

Comunicati al Cristofori i suoi pensieri sui limiti del clavicembalo, incapace a dir suo di esprimere tutti i sentimenti dell’animo umano, lo esortò a costruire uno strumento a tastiera sul quale si potesse finalmente realizzare quello che lui chiamava “il parlar del core”. Il geniale Bartolo raccolti i suoi attrezzi e i suoi pezzi di legno, Geppetto ante litteram, si mise al lavoro e nel giro di qualche anno con i buoni consigli del Principe e di qualche ottimo musicista di passaggio il suo Pinocchio o meglio Cipressocchio, visto che era fatto di cipresso, era pronto.

Nell’anno 1700 esatto un “Arpicembalo di nuova invenzione che fa il Piano e Forte” era infatti inventariato fra gli strumenti di corte. Era nato IL PIANOFORTE con tanto di martelli, scappamenti etc. etc.!!

Non tutti però compresero e apprezzarono all’inizio questa straordinaria invenzione, anche se di esso un dotto di passaggio a Firenze, tal Scipione Maffei, si affrettò a lodare con entusiasmo e sublimi parole le eccezionali doti espressive e qualche musicista illuminato a diffondere la grande notizia all’estero.

Intanto il Gran Principe Ferdinando soccombeva ai suoi peccati giovanili nel 1713 e il buon Cristofori, perduto il suo principale sostenitore, continuava a costruire pianoforti sempre più perfezionati ma per questo sempre più incomprensibili ai più. Così Bartolomeo e i suoi avveniristici strumenti furono presto dimenticati e soltanto tre di essi sopravvissero fino ai nostri giorni uno del 1720, uno del 1722 e il più giovane, si fa per dire, del 1726.

Lo strumento costruito nel 1720, probabilmente, aveva attratto l’attenzione della teutonica vedova di Ferdinando, Violante Beatrice di Baviera e l’aveva seguita a Siena durante i suoi soggiorni come Governatrice della Città, magari già nel 1721 quando Violante accompagnò suo nipote Vescovo di Ratisbona che veniva a studiare nell’Università senese e rimase più a lungo in città.

Certo è che circa 100 anni dopo il nostro Cipressocchio del 1720 venne venduto per una semplice soma di vino in un asta pubblica del palazzo Granducale di Siena fra gli oggetti in disuso del guardaroba di corte. E noi non ne avremmo più saputo niente se il pronipote dell’acquirente, tal Diego Martelli il grande amico dei Macchiaioli Toscani, non ce lo avesse raccontato nell’atto di vendere a sua volta lo strumento ad una ricca collezionista americana nel 1895.

Quanti nostri connazionali sona andati in America a cercar fortuna? Anche il nostro sfortunato Cristofori vero ed unico padre del pianoforte è lì che l’ha finalmente trovata. Il suo straordinario e dimenticato strumento del 1720, dopo aver sonnecchiato cento anni pigramente fra le protettrici mura di questo palazzo, attraversando incolume gli anni di una rivoluzione che avrebbe cambiato il mondo e distrutto molti clavicembali, è oggi la principale attrazione della collezione di strumenti musicali del Metropolitan Museum di New York: IL PRIMO PIANOFORTE, il più antico Pianoforte esistente.

Chissà se anche lui, come tanti nostri emigranti, riuscirà un giorno a tornare fra queste quiete mura dove ha passato così tanto tempo a guardare dalle finestre la bella cattedrale resa ancora più bianca dal caldo sole italiano: forse allora folle di suoi concittadini passeranno ad ammirarlo e lui, anche se tardivamente, dimenticherà ogni incomprensione e sarà felice.